IL GUARDIANO DELLE PELLI

Salendo sulla collina alle spalle del quartiere di Ain Azliten, nella medina di Fes, incontro Farid. E’ poco più di un bambino. Si avvicina curioso attratto dalla mia fotocamera. Inizio a fotografarlo e in un francese un po’ approssimato iniziamo a chiacchierare. Mi racconta che è li per aiutare il suo papà. Sulla collina, stese al sole, tante pelli lavorate che provengono dalla piccola conceria sottostante. Le vasche scavate nel tufo ai piedi della collina, riempite di liquidi e coloranti come una grossa tavolozza per acquarelli. Suo padre e i suoi fratelli lavorano li. I processi di lavorazione sono ancora quelli utilizzati nel XVI secolo, quando Fes si impose come leader nella produzione di pellame. Il loro lavoro è duro. A volte anche dieci ore con le gambe nude, colorate dai pigmenti naturali, immersi dentro le vasche a pestare le pelli per ammorbidirle. Farid è contento. Il suo lavoro consiste nel fare la guardia alle pelli stese sul prato. Deve stare attento ai cavalli e muli che liberi brucano la poca erba che cresce sulla collina; che non calpestino le pelli. Ogni tanto le deve rigirare al sole tiepido di Novembre. Il resto della mattinata lo passa inseguendo le nuvole con lo sguardo. Inseguendo i suoi sogni di bambino diventato grande troppo in fretta.



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