Fes - Morocco - photo courtesy Michele Cati



Nella vita di Giorgio Barbato, la passione per la fotografia è sempre andata a braccetto con quella per i grandi spazi, la montagna e soprattutto i viaggi e la voglia di conoscere nuovi posti e nuovi popoli.

E'infatti sui crinali dell'Appennino Tosco Emiliano, dove questo poliedrico fotografo tuttora vive, che ha avvertito per la prima volta il bisogno di immortalare le sue genti, gli animali, i paesaggi e la natura nelle sue mutevoli espressioni.

Ed è sulle vette del Nepal, durante uno dei suoi viaggi, che ha deciso di trasformare la sua passione in una vera e propria professione.

Gli sguardi e i sorrisi dei bambini nepalesi, le cime di quelle montagne altissime e le valli strette con sentieri tortuosi lasciano un marchio idelebile nell'anima di Giorgio. Una professione che oggi porta avanti con entusiasmo e con un occhio costantemente rivolto ai temi sociali.


 Spazio Italia Magazine



Incontriamo spesso Giorgio Barbato, perché frequentiamo i medesimi posti. Lui vive in montagna, e noi capitiamo lì alla bisogna: il più delle volte per piacere. Ci riconosciamo da lontano, prima ancora di salutarci; poi, basta una stretta di mano, fugace, nascosta tra il chiacchiericcio degli amici che frequentiamo. Di fotografia parleremo dopo, lo sappiamo già; ma anche lì basteranno poche parole: circoscritte, precise, concrete.

Giorgio parla piano, con lucidità; a lui non serve molto: nella vita, come in fotografia; però riesce a guardare lontano, oltre gli orizzonti cercati da ragazzo, quando il mondo finiva con la vista di altre pendici: quelle irraggiungibili.

Eppure Giorgio viaggia molto. Ce ne accorgiamo quando non lo incontriamo nei luoghi abituali; così scopriamo che è in Nepal o altrove, cercando di narrare progetti imbastiti in precedenza: sempre con cautela e rigore, con modestia per farla breve. Del resto, l’umiltà (altra dote di Giorgio) non consiste nel farsi piccoli, ma nell’accorciare la distanza tra ciò che si è e quanto si porta avanti. Questa è una legge della montagna o delle piccole comunità: crescendo, quasi ci si rende conto di essere chiamati a un ruolo predestinato, dal quale non si può sfuggire.

Giorgio certamente ha voluto fare il fotografo, ma si è anche scoperto tale: vivendo, un giorno dopo l’altro; così ha fatto la sua parte, sapendo di compiere la cosa giusta. Quando la vita ci chiama a un ruolo, il bisogno dei proclami viene ad azzerarsi; e li nasce la modestia, quella vera. Quest’ultima non nasce dai bassi profili, ma dalla coscienza di sé. Il valore della modestia è tutto lì. Giorgio lo conosce bene.


Tratto da " Il valore della modestia " di Mosè Franchi